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Museo di storia naturale di Firenze, sezione di geologia e paleontologia. Interessante per adulti e bambini, un salto nel passato.

Pochi musei in Italia possono rivaleggiare, per quantità e qualità, con la raccolta di fossili e rocce del Museo di Geologia e Paleontologia di Firenze in via G

Museo di storia naturale di Firenze, sezione di geologia e paleontologia. Interessante per adulti e bambini, un salto nel passato.

Pochi musei in Italia possono rivaleggiare, per quantità e qualità, con la raccolta di fossili e rocce del Museo di Geologia e Paleontologia di Firenze in via Giorgio la Pira, una della sei sezioni del Museo di Storia Naturale di Firenze, che deve gran parte della sua fortuna alla lungimiranza del granduca Pietro Leopoldo; egli, infatti, patrocinò le scienze e fu l’animatore del museo della Specola, allora l’Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale, che costituì il primo nucleo della raccolta di fossili.
Il percorso di visita permette di ricostruire, con criteri evoluzionistici, l’intera storia paleontologica italiana. Si parte dalle stromatoliti risalenti a 3,5 miliardi di anni fa nel Precambriano (le struttura sedimentaria finemente laminate grazie all’attività dei primi microorganismi) per passare agli invertebrati marini del Paleozoico; si susseguono poi nelle varie sale epoche come l’Ordoviciano, il Siluriano, il Devoniano, il Carbonifero, il Permiano, il Mesozoico e il Cenozoico, in un viaggio attraverso il tempo che mostra i primi vertebrati, alghe e felci, i primi anfibi e rettili e i dinosauri, arrivando ai mammiferi.
Tra le curiosità più interessanti, le specie “africane” che all’epoca abitavano le zone della toscana come antilopi, coccodrilli, scimmie, il primate antropoide Oreopithecus bambolii, simile a un gibbone e trovato in una miniera di lignite a Baccinello, esemplare davvero unico al mondo; e ancora il Canis etruscus e soprattutto i due mastodonti del Pleistocene, i giganteschi elefanti dalle lunghe zanne trovati nel Valdarno.
Il primo, un Anancus arvernensis, venne trovato presso il monastero di Montecarlo dallo stesso Nesti, il secondo, un Archidiskodon meridionalis, venne soprannominato “Pietro” e recuperato dal professor Azzaroli. Si possono ammirare anche alcuni fossili che arrivano da fuori Italia, come i grandi dinosauri americani, gli uccelli africani, i canidi cinesi, i mammuth siberiani.
Ma le curiosità sono davvero tante, in grado di affascinare sia il visitatore esperto che il semplice curioso: ad esempio i fossili dei sirenidi, oggi rappresentati dai lamantini e dai dugonghi e probabilmente alla base della leggenda delle sirene.
Il Museo di Geologia e Paleontologia è però giustamente celebre soprattutto per la sua collezione di Equidi. Tutti i principali rappresentanti della famiglia sono esibiti, dal piccolo Eohippus dell’Eocene al Mesohippus dell’Oligocene, arrivando fino al Merychippus del Miocene e all’attuale Equus diffuso a partire dal Pliocene.
Al secondo piano si trova anche la collezione di invertebrati fossili, aperta al pubblico su appuntamento: trilobiti, graptoliti, brachiopodi, ammoniti e molluschi qui esposti arrivano da tutti i continenti e da tutte le ere geologiche. La collezione paleobotanica conta circa ottomila reperti che dimostrano l’evoluzione del mondo vegetale dalla flora di palude a quella dei grandi alberi fino alle foreste odierne.
Il materiale custodito nel museo viene comunque continuamente arricchito con fossili recuperati durante nuove campagne di scavo; l’altra grande attività del museo, oltre a quelle di recupero e di esposizione, è proprio quella del restauro, effettuato nel laboratorio e consistente in una serie di delicate operazioni mirate a rimuovere il reperto dalla roccia, ripulirlo e consolidarlo con particolari sostanze.

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